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UE: ZANIN, IMMIGRAZIONE CONTROLLATE PER EVITARE RISCHIO SANITARIO

Il presidente del Cr Fvg, Piero Mauro Zanin, durante il suo intervento on line

“L’immigrazione verso l’Europa, e in particolare i flussi che si sviluppano lungo la rotta balcanica, costituisce sicuramente un tema caldo da tenere in grande considerazione. Nello specifico, è necessario affrontare con urgenza e particolare attenzione il rischio sanitario al quale possono essere sottoposte le comunità locali, regolamentando gli ingressi per tutelare la salute della popolazione”.

Lo ha auspicato oggi il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, nel corso del suo intervento in collegamento on line nell’ambito dell’assemblea plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR).

I lavori, moderati in prima persona direttamente dalla Alcide De Gasperi Room di Bruxelles dal presidente del Cdr, Apostolos Tzitzikostas, vertevano sui macro temi della solidarietà ai profughi di Moria e del contributo umanitario da parte degli Enti locali e regionali.

“Il fenomeno dei minori non accompagnati – ha precisato Zanin – crea un peso molto importante a carico degli Enti locali e dei Comuni che, per legge, sono ovviamente deputati ad affrontare questa problematica. Questi giovani risultano spesso al limite dell’età maggiorenne e quasi tutti dichiarano di avere un’età tra i 16 e i 17 anni”.

“L’Europa si basa fondamentalmente, e non potrebbe essere che così, sullo Stato di diritto, ma è importante – ha aggiunto il presidente del Cr Fvg – difendere anche lo Stato dei doveri. Sotto questo aspetto è perciò necessario passare dalle parole ai fatti per chiarire una volta per tutte quali siano gli effetti d’ingaggio rispetto i migranti economici. Mi riferisco a coloro che non scappano da guerre e non fuggono da dittature ma che, invece, cercano di raggiungere il continente per risolvere un problema economico”.

“Riguardo questo argomento, se è vero che dobbiamo rispondere ai principi cristiani di accoglienza, dobbiamo anche difendere la sicurezza delle nostre comunità – ha concluso Zanin – e far sì che questi ingressi, molte volte necessari, vangano controllati e regolamentati per diventare realmente utili per l’Europa ma anche per chi vi entra provenendo da alti Paesi”.

Nel corso del suo intervento, Zanin ha anche lanciato un appello al CdR affinché “venga modificato il regolamento di Dublino relativo ai Paesi di primo approdo, proprio ora che l’Europa sta giustamente cambiando volto e atteggiamento verso un’ottica più solidale”. La genesi di quello che viene anche definito sistema Dublino risale al 1990, quando 12 paesi dell’Unione europea si ritrovarono nella capitale irlandese per dare vita a una convezione per la gestione dei richiedenti asilo. Tredici anni dopo, nel 2003, la Convenzione venne trasformata in un regolamento Ue per stabilire criteri e meccanismi per l’esame delle domande di protezione internazionale presentate negli Stati membri da cittadini di Paesi terzi o apolidi.

Rivisitato nel 2013, diventando il Dublino III criticato più volte dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), l’impianto del regolamento è rimasto quasi invariato nel suo punto principale: l’individuazione dello Stato membro responsabile dell’elaborazione di una domanda di asilo. In base alle leggi, infatti, esso deve farsi carico del potenziale rifugiato e, se questi sceglie una particolare Nazione come destinazione finale ma l’Unità Dublino di quel Paese non accetta la richiesta, dovrà rimanere nel Paese di primo approdo. Un meccanismo che comporta tempi molto lunghi per il riconoscimento dell’asilo, facendo gravare il peso dell’accoglienza interamente su tale Paese e alimentando un fenomeno sotterraneo dominato da illegalità e sfruttamento, oltre a provocare il rischio di fughe clandestine.