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UDINE: SI RIAPRONO CON GRADUALITÀ I CANCELLI DELLA RESIDENZA “LA QUIETE”

L’assessore ai servizi sociali Giovanni Barillari, nel costante dialogo con la direzione dell’Asp “La Quiete”, ha condiviso il programma di “riapertura” della struttura che partirà già da oggi, venerdì 22 maggio.

“La Quiete – ha sottolineato l’Assessore – ha redatto un progetto molto articolato e dettagliato che definisce le modalità di accesso alla struttura da parte dei parenti per poter finalmente incontrare i loro familiari. Non è ancora il tempo di riabbracciarsi ma certamente ora si fa impellente il bisogno reciproco di rivedersi, di far sentire gli affetti e il calore di chi per lungo tempo è dovuto rimanere distante”.

Il progetto si articola su tre fasi distinte, ognuna delle quali è rivolta ad una tipologia di ospite: è prevista una modalità di incontro per gli anziani che possono deambulare in autonomia o in carrozzella, una seconda modalità per coloro che pur essendo costretti a letto desiderano intrattenere scambio relazionale con la rete familiare e una terza modalità rivolta alle persone anziane costrette a letto ed impossibilitate ad un dialogo fattivo.

L’intenzione della Quiete è di pianificare nei dettagli ognuna delle tre soluzioni avviando – nell’immediato e nei giorni a venire – gli incontri con gli ospiti deambulanti. Per essi sono state individuate tre aree dedicate ed esterne ai reparti, in modo da impedire ogni contatto con il resto della comunità, con protocolli di sicurezza e prevenzione dettagliati e rigorosi.

Dopo una prima fase di “sperimentazione e controllo” si procederà con la gradualità necessaria a mettere in atto la procedura per le altre due tipologie di ospiti. Indubbiamente le più fragili e che necessitano di un accompagnamento e programmazione ancor più stringente.

*Si dice rassicurato e soddisfatto del lavoro svolto anche il Sindaco Fontanini: “Il bisogno di riprendere i contatti con i familiari è stato giustamente coniugato con la necessità di continuare la forte politica di protezione e controllo attivato alla Quiete e che fin qui ha dato i risultati attesi”.*

Ancora qualche dettaglio sul progetto in partenza da oggi: il servizio di animazione psicosociale e counselling, coordinato dalla dr.ssa Stefania Bertino, curerà l’agenda delle visite. Un parente per ospite, a orario concordato accolto in uno spazio già individuato dove troverà ad attenderlo il familiare ed una animatrice che si occuperà dei trasporti e dell’assistenza eventualmente necessaria durante l’incontro, pur consentendo – nei limiti del possibile – la massima riservatezza e privacy che un momento così atteso e delicato merita.

Prima dell’incontro il personale del “corner igienico” (l’area di ingresso all’Asp ove si procede alla igiene delle mani, misurazione della temperatura e controllo mascherine) tratterrà brevemente il familiare per un “triage” di controllo: informazioni sullo stato di salute, su eventuali contagi diretti o contatti con persone affette da Covid19, ecc..

E ancora: istruzioni sui percorsi interni da seguire rigorosamente, istruzioni di prevenzione, mantenimento corretto della mascherina sia per l’ospite che per il familiare,ecc.

“Una pianificazione – prosegue l’assessore Barillari – che evidenzia come nulla sia lasciato al caso e come la gestione anche degli incontri con i familiari, che potrebbe sembrare facile, in realtà ha alle spalle un importante lavoro di equipe dove la parte sanitaria, seguita dalla Dr.ssa Basile, è ancora la prevalente benché calata in una realtà, quella delle case di riposo, che non può non tenere in considerazione gli aspetti sociali, umani, relazionali ed emotivi”.

Per quanto fatto, l’assessore ha invitato la direzione della residenza protetta a rendere pubblico, sul proprio sito web, il progetto in modo che tutte le strutture cittadine possano prendere spunto dall’esperienza in corso alla Quiete, confrontarsi sulle eventuali azioni migliorative, replicare e diffondere modelli virtuosi.

Come per tutte le altre realtà, anche alla Quiete si parte nella fase 2 con cautela e piccoli passi. Un modo per verificare l’aderenza del protocollo e correggere eventuali elementi critici per tutelare le circa 450 persone anziane ospitate.

Superata quindi questa prima fase si darà avvio alla gestione del “ricongiungimento familiare” anche per quegli anziani costretti a letto e quindi impossibilitati a raggiungere le sale dedicate.