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A SCUOLA…..”CHISSÀ COME SI DIVERTIVANO”

Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov nel 1954 pubblicava il racconto “Chissà come si divertivano” nel quale una ragazzina del 2157 che odia la scuola, perché costretta a stare a casa davanti allo schermo a seguire le lezioni impartire dal suo “insegnante meccanico”, scopre in una soffitta un libro “antichissimo”, fatto di carta, un testo didattico che le permette di sapere che una volta gli adolescenti si trovavano insieme in un’aula con un maestro umano e pensa “Chissà come si divertivano!”.

Quel futuro è oggi. Certamente in un primo momento c’è stata la pacchia di non andare a scuola, è sempre stato così, poi credo che la realtà, in questa quarantena, si sia fatta largo nei giovani e soprattutto negli adolescenti. Il mio riferimento va alla scuola primaria e secondaria di primo grado nella quale gli adolescenti sono in piena formazione e necessitano ancora di una guida nel loro apprendere, di luoghi in cui socializzare per capire se stessi nel rapporto con gli altri.

Quando questa pandemia terminerà, la scuola non potrà più essere la stessa. Gli eventi epocali, come una guerra, pongono nuove istanze e situazioni. Il rientro sui banchi necessariamente richiederà un altro approccio, prima di tutto rassicurativo, le materie un insegnamento più smart e costruttivo anche attraverso una nuova impostazione dei testi scolastici che sembrano libri illustrati e semplificati al massimo.

C’è bisogno di un nuovo approccio alla conoscenza ed ad una educazione concreta, lasciando da parte il buonismo per un pragmatico sistema in cui si riesca a parlare ai giovani, incuriosendoli nei contenuti, mostrando gli effetti e le applicazioni nella realtà di quanto studiano, trovando un linguaggio consono non solo alla loro età, ma anche alla loro appartenenza ad una generazione tecnologica che forse, in questi mesi di segregazione domestica, ha compreso che non esistono solo selfie, videogiochi e chat. Soprattutto non dobbiamo dimenticare che siamo noi adulti i loro programmatori. Allora non sarà un anno scolastico perso o regalato.

F.Fav.