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RIFORMA SANITA’: COLAUTTI/CARGNELUTTI (NCD), EMENDAMENTI PER SUPERARE NODI

“Il Nuovo Centrodestra come impegno non sta dalla parte della ricerca de facile consenso, ma da quella in cui si lavora per contribuire a rendere questa Regione, questo Paese, più efficienti e fiduciosi. Il nostro punto nave è valutare nel merito le riforme, ora quella della Sanità del FVG, e su questa rotta ci muoveremo”. Questo l’intervento del capogruppo del Nuovo Centrodestra in Consiglio regionale, Alesssandro Colautti, a nome anche del collega Paride Cargnelutti, nel corso dei lavori della Commissione che sta entrando nel merito dell’articolato della riforma della Sanità.

“Proprio in quest’ottica di impegno, il Nuovo Centrodestra – precisa Colautti – ha svolto un ruolo chiave con il Ministero, senza sostituirsi alla maggioranza, definendo e firmando gli emendamenti che sciolgono i due nodi (Integrazione Ospedali-Università garantendo la continuità della cura nel territorio; ripristino del principio di sussidiarietà definendo le funzioni della gestione accentrata dei servizi condivisi) che avrebbero di fatto impedito l’avvio della riforma. Di trasversale tra tutte le forze politiche c’è la necessità di superare un testo normativo vecchio di venti anni, rivisitando l’impianto istituzionale organizzativo della nostra sanità, il governo della spesa, in forza di una domanda di salute radicalmente cambiata e di un contesto economico gravato dalla crisi che porta a minori entrate.

“Questa riforma, partendo da criteri condivisibili, pare un po’ timida – puntualizzano Colautti e Cargnelutti -; non deve diventare un manifesto politico. La sfida è quella di far comprendere che non si vogliono adottare scelte punitive, ma che si tratta di decisioni necessarie per rispondere a una domanda cambiata di salute e soprattutto di garantire i servizi in un contesto che richiede attenzione al governo della spesa. Questa sfida la si può vincere solo coinvolgendo l’esercito degli stakeholders che sono parte integrante del sistema sanitario e che devono sentire questa riforma come fosse qualcosa di proprio, altrimenti questa regione non ce la farà”.