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LA SINDROME DELLA CARTA IGIENICA

In Italia, in media, c’è un consumo annuo a testa di 70 rotoli di carta igienica. Ma questo è un dato prima del coronavirus. Adesso pare che siamo impegnati a battere la Germania (134 rotoli) e gli USA (141) visto che da quando c’è la pandemia l’accaparramento di questo bene primario ha svuotato scaffali di supermercati.

Cosa accade, allora, al buon senso in tempi di eccezionalità come questo che stiamo vivendo? E’ facile che si incrini, perché la mente, da sempre, cerca motivazioni e colpe verso l’esterno e si affida a salvatori che la guidino fuori dal disagio mentale e dallo stress che condizioni mutate di vita determinano modificando le certezze delle nostre abitudini. L’insofferenza è uno di questi aspetti. Una ribellione interiore che ti porta a infrangere le regole, anche quando sono dettate dal buon senso, come quello del “restate a casa”.

Un altro aspetto è il panico silenzioso, quello che immotivatamente ti porta, come si diceva, a fare mega scorta di carta igienica. Quello dell’accumulo di acquisti è un comportamento istintivo, primordiale, che non ha senso logico quando sai che comunque i rifornimenti saranno garantiti . E’ la paura atavica che sia messa in gioco la nostra sopravvivenza. Abbiamo visto carrellate di prodotti alle casse dei supermercati, un’incetta compulsiva senza un progetto reale di fruizione di tanta abbondanza accumulata, alla ricerca di una semplice sicurezza psicologica. Prevale l’io individuale, l’egoismo, il “mors tua vita mea” che da sempre ci accompagna in quella evoluzione da animale a homo veramente sapiens ancora non completata.

Nella “Psicologia delle folle”, nel 1859, Gustave Le Bon, affermava che la massa non è una somma degli individui , ma una entità a sé, priva di autocontrollo, orientabile dal prestigio e carisma di soggetti al suo interno. E questo è un altro pericolo che può emergere, quello dei poteri forti a cui affidarsi decentrando le proprie responsabilità personali. La propaganda illogica che ci ha accompagnato in questi ultimi anni, senza uno spirito critico da parte nostra, ora può trovare ampio spazio per seminare e raccogliere a fine epidemia, quando tutti ci illuderemo di ritornare al privato, al come prima che non potrà essere più tale.

L’operazione è già in atto nel momento che non si riesce a trovare un’unità nazionale di fronte ad un dramma nazionale. Come vorrebbe il buon senso, appunto. I mestieranti e mercenari della politica fanno a gara a chi offre di più: un gioco al rilancio. Tu dici 250 miliardi e io dico 500, tu vuoi una distribuzione mirata di sovvenzioni e io dico a tutti, perché la gente vuole così e io devo accontentarla per avere consenso. Vi ricordate Antonio Albanese nella macchietta di Cetto La Qualunque? “Cchiù pilo pe’ tutti!”.

F.Fav.