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CORONAVIRUS: POGGIANA (ASUGI) IN III COMMISSIONE, “GUERRA ANCORA IN CORSO”

‘Siamo ormai al quarto mese di guerra contro il Coronavirus, una guerra che non è ancora finita e dove in prima linea ci sono le Aziende sanitarie e Asugi è una di queste’.

È una delle premesse che hanno caratterizzato l’audizione del direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), Antonio Poggiana, in sede di III Commissione consiliare presieduta da Ivo Moras (Lega), così come richiesto da Walter Zalukar (Misto) e altri consiglieri regionali che volevano conoscere il numero di contagi da Covid-19 negli stabilimenti ospedalieri di Trieste ma anche nelle case di riposo per anziani, le azioni adottate (e le relative motivazioni) da Asugi a protezione di degenti, personale e loro familiari e, in particolare, il perché si è deciso di ricoverare malati da Covid-19 anche all’ospedale Cattinara e non solo all’ospedale Maggiore.

Tra gli auditi, insieme a Poggiana, anche il direttore sanitario di Asugi, Adele Maggiore, i responsabili della struttura complessa Pronto soccorso-Medicina d’urgenza e del dipartimento dell’Emergenza, Franco Cominotto e Umberto Lucangelo, con il vicegovernatore Fvg con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, a illustrare la visione politica.

‘La storia dei contagi a Trieste – ha ricordato Maggiore – è iniziata con la paziente 1 il 6 marzo scorso, quando una signora anziana ospite di una casa di riposo è stata ricoverata per altre patologie. Scoperta l’infezione da Coronavirus, è stato immediatamente riorganizzato l’assetto ospedaliero stabilendo che i malati da Covid-19 andavano curati nei reparti del Maggiore. L’11 marzo è stata istituita l’Unità speciale di continuità assistenziale (Usca) per attività di contenimento della diffusione dell’infezione nelle residenze triestine per anziani’.

‘Con il primo caso abbiamo adottato percorsi interni codificati – ha aggiunto Cominotto – identificando aree rosse per pazienti Covid, aree grigie per pazienti con probabilità bassa di essere stati contagiati, aree bianche per persone non Covid, oltre alla successiva predisposizione di aree filtro per gli accessi ai reparti. I sintomi ci hanno guidato solo in parte perché abbiamo scoperto sulla nostra pelle che molti possono essere asintomatici, tra i quali anche noi sanitari’.

‘Sono da 25 anni un rianimatore – ha fatto sapere Lucangelo – e devo dire che una situazione di questo genere, tanto sotto il profilo clinico quanto emotivo, non l’avevo mai vissuta. Quando una situazione è conclamata, è facile da gestire, ma quando non è conclamata è tutto più difficile. Abbiamo avuto pazienti che, a fronte di 4 tamponi negativi, sono poi risultati essere ancora incerti. Questo significa che non ci sono solo casi bianchi o neri, ma abbiamo anche situazioni di infinite sfumature di grigio’.

Dai quattro professionisti si è poi appreso, a vario tiolo, che a Trieste il tasso di incidenza del contagio è del 4,8 per mille abitanti contro l’1,8 della media regionale. Il perché può essere trovato nella configurazione urbana e nel numero di persone per chilometro quadrato: con i suoi 1.103 abitanti per chilometro quadrato, il capoluogo giuliano p al quarto posto in Italia come densità abitativa (Pordenone 70, Udine 79), perciò va da sé che il distanziamento sociale è più difficile da garantire, distanziamento che ha dimostrato di essere fondamentale nella lotta alla diffusione del virus. Oltre ad un aspetto di durata delle degenze, che ugualmente porta ad aumentare la possibilità di contagio.

Asugi – è stato evidenziato – si è trovata ad affrontare l’emergenza con profonde modifiche organizzative sia in area ospedaliera sia in area territoriale. L’ospedale Maggiore è stato individuato come nosocomio Covid e sono stati attivati 130 posti letto dedicati, è stata riconvertita la residenza sanitaria assistenziale (Rsa) San Giusto con 23 posti letto, la geriatria con 24, la riabilitazione con altri 24, la medicina clinica con 23, il reparto malattie infettive è passato da 12 a 17 posti letto ed è stata attivata la pneumologia semi-intensiva con 15 posti letto.

Dall’audizione è poi emerso che c’è stata la necessità di aumentare i posti letto di terapia intensiva, ma il punto non era tanto dove crearli quanto come rispondere a un bisogno assistenziale che poteva arrivare a necessità di intubazione e ventilazione più o meno invasiva. Quindi, il modello assistenziale che Asugi ha adottato è stato di mettere in stretta sinergia e in sole due settimane i reparti di infettivologia (17 posti letto), semi-intensiva respiratoria (15 espandibili a 25) e intensiva respiratoria (39, in aggiunta ai 15 già attivati in anestesia e rianimazione e ai 15 nella terapia intensiva di Gorizia). Ma non era possibile concentrare tutto all’ospedale Maggiore, dove già c’erano 130 posti letto Covid a media e bassa intensità. Non c’era spazio per altri 70 posti letto, ovvero quelli attivati al 12. e 13. piano dell’ospedale di Cattinara, e dove far convivere tutti e tre i reparti.

‘E’ un modello – ha sottolineato Poggiana – che manterremo per cautela quale previsione di un possibile utilizzo futuro, anche perché questa guerra non è finita’.

Sulla questione dei tamponi, il direttore ha poi spiegato che ‘da parte di quasi tutti i virologi è considerato l’unico test diagnostico, non di screening, a cui si riconosce una sensibilità del 70%, il che significa che un tampone su tre è un falso negativo. Questi, tuttavia, sono gli strumenti non perfetti di cui ci si è potuto avvalere. Oltre al fatto che, all’inizio, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) diceva che andavano fatti solo ai sintomatici’.

Altri numeri testimoniano che gli infettati da Covid-19 a Trieste sono stati a oggi 189, di cui solo due hanno avuto bisogno di ricovero; le ore di degenza sempre a oggi sono state oltre 15mila; per i dispositivi di protezione individuale (Dpi), il personale è stato formato su come utilizzarli, sono stati creati dei luoghi dove provarli e dei punti di distribuzione dei kit (la cui reperibilità iniziale non era facile in quanto prodotti da Cina e Corea, due Paesi che ne avevano molto bisogno), mentre la spesa aziendale per il loro acquisto risulta pari a 1,5 milioni di euro.

Prendendo la parola, Andrea Ussai (M5S) ha posto domande sulle tempistiche e sulle disposizioni stabilite nell’utilizzo dei Dpi nella fase iniziale, sull’istituzione dell’Usca non prima di metà marzo, sul protocollo di sicurezza per gli operatori e, soprattutto, su chi ne garantisce l’esatta applicazione.

Simona Liguori (Cittadini) si è soffermata sulle indicazioni e sulle azioni decise in particolare per le strutture residenziali per anziani, quali le precauzioni adottate dai gestori delle case di riposo, chiedendo inoltre come veniva valutato quanto accaduto nelle Rsa, soprattutto come agire affinché non riaccada, nonché quanti tamponi sono stati eseguiti agli ospiti di queste strutture.

Roberto Cosolini (Pd) ha affermato che finalmente sono emerse alcune spiegazioni sul perché delle criticità triestine, ma sono spiegazioni che andavano date da subito alla popolazione. La densità urbana c’entra, ma non è tutto. Trieste ha il 20% degli abitanti dell’intera regione e pesa per il 54% di tutti i decessi.

Furio Honsell (Open Fvg) ha chiesto quanto, di ciò che è stato pianificato oggi, resterà pro futuro attivabile immediatamente, dunque come si è pensato di agire per mantenere quanto creato per l’emergenza ma anche per non perdere gli spazi di altre patologie che restano indispensabili.

Si è fatta finalmente chiarezza su diversi aspetti dell’emergenza, ha invece detto Zalukar, ‘ma siamo sempre all’opacità delle informazioni, manca una giornaliera presentazione dei dati contro la pandemia’. Per lui, inoltre, il problema posto sui tamponi resta collegato ai troppi giorni prima di avere la risposta sulla loro negatività o meno, cosa che ostacola il tracciamento e un rapido intervento nei confronti dei soggetti positivi. Non convito, poi, si è detto della scelta di Cattinara e dei dati forniti sul numero degli infetti.

Facendo presente che tutto va contestualizzato, Riccardi, parlando dei professionisti e dei vertici di Asugi, ha fatto presente che ‘dovevano combattere un nemico sconosciuto ogni giorno e ogni giorno assumersi la responsabilità delle proprie scelte’, un lavoro per il quale li ha ringraziati e ‘per il quale – ha detto – bisogna avere rispetto’, riferendosi alle polemiche sollevate in particolare da alcuni esponenti politici all’insegna di ‘un’organizzata tensione quotidiana’.