TABLETquotidiano

L'informazione on line

CORONAVIRUS: LIGUORI (CITT.), ISOLAMENTO DOMICILIARE E CONTAGIO COVID-19 IN FAMIGLIA

“E’ sufficiente la quarantena di 15 giorni per i familiari conviventi di un paziente COVID-19 in isolamento domiciliare e che continui ad essere positivo al virus? Le misure sempre più stringenti della quarantena hanno ridotto al massimo le interazioni sociali e lavorative. Il rischio ora è che la catena dei contagi del coronavirus continui dentro le case dove ci sono ad oggi oltre 1100 persone in isolamento domiciliare in Friuli Venezia Giulia”.

Simona Liguori, consigliera regionale dei Cittadini, pone il tema per mezzo di una interrogazione a risposta orale all’assessore alla salute Riccardi.

“In questa fase dell’emergenza – spiega Liguori in una nota -, assume un’importanza ancora maggiore la gestione dei pazienti Covid-19 in isolamento domiciliare e dei loro familiari. Infatti è evidente che il veicolo di maggiore contagio possa essere rappresentato proprio dai contatti tra le mura domestiche, ed è più che mai opportuno applicare procedure per minimizzare il propagarsi dell’infezione anche in casa. Inoltre, sembra essere strategico controllare che i conviventi del paziente in cura domiciliare possano uscire di casa soltanto dopo che ci si sia realmente assicurati che non abbiano contratto l’infezione”.

Un’esigenza che è stata recentemente ribadita anche a livello nazionale da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e da Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive del Istituto superiore di sanità, che hanno sottolineato come ora più che mai il meccanismo di diffusione del virus vada combattuto nel contesto familiare.

Ecco quindi che l’interrogazione dell’esponente dei Cittadini è volta a conoscere quale procedura venga impiegata nella nostra regione per minimizzare il rischio di trasmissione da parte dei componenti il nucleo familiare di pazienti COVID-19 positivi e in isolamento domiciliare.

“Porto l’attenzione su questo tema – afferma Liguori – perché non è sempre facile mettere in pratica le indicazioni di distanziamento nel nucleo familiare, attesa anche la scarsa disponibilità di mascherine e presidi di protezione. Attualmente risulta che i conviventi possano uscire di casa, ad esempio per fare la spesa, al termine della loro quarantena di 15 giorni e non vengano sottoposti a tampone se nel frattempo non abbiano sviluppano sintomi, nonostante il loro familiare in isolamento domiciliare continui ad essere positivo al Covid-19. Considerata l’alta percentuale degli asintomatici e che anche loro possono essere veicolo di contagio – evidenzia in conclusione Liguori -, questo potrebbe costituire un rischio di diffusione del virus”.