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COVID: CANCELLATE LE FIERE D’AUTUNNO E UNA PAGINA DELLA TRADIZIONE

Anche i Santi sono vittime della pandemia? Sembra proprio di sì visto che S. Nicolò, S.Andrea, S.Caterina, a Trieste, Monfalcone, Gorizia e Udine sono entrati  in quarantena, privati degli omaggi del popolo fatti non di incensi e preghiere, ma di frittelle calde, salsicce e cipolle in sgocciolanti panini e piadine, caldarroste e vin brulè, zucchero filato e nocciole  tostate.  Già perchè questi erano i marcatori delle loro fiere, antiche tradizioni che, nel caso di S.Caterina, risalivano addirittura al 1380, ai tempi del Patriarca Marquando, quando non comunque centenarie o quasi.

Quest’anno non si faranno, un virus invisibile è stato più forte del tempo. Giuste le scelte degli Amministratori locali di evitare gli assembramenti  che in queste manifestazioni diventavano una forma di socialità “spinta”, perchè era proprio di queste manifestazioni l’accalcarsi della gente, che si urtava, creava correnti in cui fluire e chi si trovava ad andare contromano scontrarsi con la massa che risaliva, con la testa voltata verso le bancarelle e i bambini con i palloncini in mano e il solito cagnolino al guinzaglio smarrito  tra tanta gente. E nessuno che si lamentasse, perchè era così che doveva essere, da sempre. Perchè ci andavano tutti e ritrovavi amici o conoscenze antiche, un rapido saluto, un sorriso e un ciao, perchè alle fiere di fine anno si andava con spirito buono.

Ci mancheranno, in questo anno orribile, le vecchie abitudini, patrimonio genetico-culturale di questa nostra regione che scandiva l’ingresso in inverno e anticipava l’arrivo del freddo e del caldo del Natale. Anche perchè si creava una atmosfera particolare, già a casa in attesa di scendere in città, della quale solo adesso che queste fiere sono state cancellate dal calendario delle nostre consuetudini,  ci renderemo conto. Sarà un silenzio in più e un momento di gioia in meno. Non ci mancheranno i venditori di improbabili vestiti e guanti e sciarpe, di statuine esotiche in legno, volti di terre lontane e lontani da quello spirito antico, ma forse quelli di una volta, con gli equilibrismi di piatti in offerta e di bicchieri infrangibili fatti rimbalzare a terra, giocolieri e acrobati di articoli per la casa, quelli delle bancarelle con i giocattoli meccanici e le bambole. Mancheranno a chi ha ricordi vecchi, ma mancherà la festosità anche ai più giovani, che a scuola si mettevano d’accordo  per rivedersi in città, alla fiera. Una fiera che non era più, da tempo, consumistica, ma un rito. Un rito traballante, che comunque sopravviveva a se stesso e che adesso ci fa chiedere se questa armonia non sia stata spazzata per sempre. Viviamo un tempo veloce e il dimenticare è facile.

Fabio Favretto