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CALCIO: I NABABBI SENZA CUORE

Penso abbia colpito più di qualcuno la dichiarazione di alcuni giorni fa del vicepresidente dell’Assocalciatori, Umberto Calcagno, sulla proposta della Lega Serie A per un taglio degli stipendi: “E’ vergognosa e irricevibile, si vuol far pagare solo ai giocatori gli eventuali danni della crisi”.

Il che stringe il cuore, pensando a questa gente del pallone ridotta alla fame, come un qualsiasi, commerciante, artigiano, dipendente da ditte in subappalto. Poi ti viene curiosità e allora vediamo se si può sapere qualcosa di più. Una vecchia indagine dell’INPS rende noto che nel 2015, parliamo di cinque anni fa, i giocatori che avevano presentato una retribuzione superiore ai 700.000 euro all’anno erano solo 330 sui 3.541 calciatori iscritti all’istituto di previdenza. Una successiva del 2018, diceva che su 7.449 sportivi presi in considerazione, circa il 42 per cento dei professionisti aveva una retribuzione compresa tra i 10.000 e i 50.000 euro. Il che si riferisce non solo al calcio, ma anche agli altri sport, mentre nel calcio 905 avevano tra i 100.000 e i 700.000 euro all’anno.

Qua vengono fuori cifre da capogiro, pubblicate da Panorama per il campionato di serie A 2019-2020, dove trovi un Ronaldo a 31 milioni, vabbè è la Juventus, ma anche un Lecce che trova un milione di euro per Babcar o per Benzar. L’Udinese è più parca con stipendi netti annuali che vanno dagli 800.000 euro al minimo di alcuni giocatori con 200.000 euro. Il Pordenone mette sul piatto per i suoi giocatori oltre 6 milioni di euro. Ma nella B fa quasi la figura della Cenerentola. Poi  vediamo in serie C la Triestina, con una rosa il cui valore di mercato è superiore ai 5 milioni di euro e con giocatori che certamente non hanno paghe alla Ronaldo, ma che è anche lecito immaginare non girino sulla Bianchina del rag. Fantozzi. Poi, scendendo di categoria, diventa veramente più umano quanto uno si porta a casa a fine mese. Qualche volta quasi niente, giusto le spese. Ma non sono professionisti, solo sportivi.

La domanda che è lecito porsi in questi giorni grami è la seguente: è accettabile che si definisca vergognoso tagliare qualche cifra ai magnati del pallone? Per il buon senso qualche decurtazione sarebbe invece forse giustificata, però  viene il dubbio che questi risparmi tornino utili solo ai bilanci delle società, spesso in pesante rosso, e non per l’acquisto di mascherine, respiratori e altro materiale sanitario d’urgenza. Qualche club, come il Lecce, lo ha fatto. Però un po’ più di generosità non farebbe male, anche perché, forse, tra i tanti che si ammalano e muoiono ci sono dei tifosi che pagano, biglietti e abbonamenti, per la loro squadra del cuore e vedere i propri campioni. Qualcosa in cambio, nella loro vita, sarebbe meglio di un gol.

F.Fav.