TERREMOTO: SANTORO, RICOSTRUZIONE FU ESEMPIO VIRTUOSO DI RISCATTO

Veduta aerea di Gemona del Friuli dopo il terremoto del 6 maggio 1976 (Foto Ilo Battigelli in Archivio Multimediale della Memoria dell'Emigrazione Regionale-AMMER)
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Gemona, il Friuli, l’intera regione hanno ricordato oggi alla caserma Goi-Pantanali ed al monumento di piazzale Emanuele Chiavola, inaugurato nell’aprile 2011 dall’Associazione nazionale dei vigili del Fuoco, i 29 militari, soprattutto alpini della Julia, e i quattro vigili del Fuoco vittime del terremoto del 6 maggio 1976 e nella successiva opera di soccorso e ricostruzione.

Alla due cerimonie, presenti anche numerosi parenti dei giovani alpini scomparsi tra le macerie della caserma di Gemona del Friuli, sono tra gli altri intervenuti il prefetto Delfina Provvidenza Raimondo, l’assessore regionale Mariagrazia Santoro, il presidente del Consiglio provinciale di Udine Fabrizio Pitton, il primo cittadino di Gemona Paolo Urbani (che ha annunciato la volontà del Comune di attribuire il prossimo anno alla Julia la cittadinanza onoraria), diversi altri sindaci del Friuli e il direttore regionale VVFF Roberto Catarsi.

Antonio Alfano, Sabatino Bocchetto, Amato Celli e Antonio Pedone, assieme all’imprenditore pordenonese Pio Francesco Perin, persero la vita nell’incidente occorso durante il volo di rientro dell’elicottero dei vigili del Fuoco avvenuto sul lago di Redona (fra Tramonti e Meduno) nel corso dell’opera di soccorso alle popolazioni terremotate.

I 28 soldati invece furono le vittime della scossa di quella drammatica sera del 6 maggio di 39 anni fa, ricordati con una stele nella piazza d’armi della caserma gemonese, sulla quale figura anche il nome del capitano dell’Aeronautica canadese Ronald Mc Bryde, perito nella caduta del suo elicottero durante le operazioni di soccorso successiva al sisma che sconvolse il Friuli e che a Gemona causò 400 vittime.

“Sono onorata e commossa di aver rappresentato a Gemona la Regione a 39 anni dal terremoto che rappresenta tuttora, seppure dalla profondità del suo dolore, l’evento che ha delineato il profilo dell’identità friulana”, ha dichiarato al termine delle cerimonie l’Assessore Santoro.

“Il ricordo, più in generale, va alle quasi mille vittime del terremoto che flagellò gran parte delle province di Udine e Pordenone, tra cui i giovani che abbiamo commemorato oggi a Gemona, e alle loro famiglie, da cui per prime partì la forza di risollevarsi, la convinta fiducia nel futuro”, ha osservato Santoro.

“Un profondo senso di gratitudine va a quei friulani che rinunciarono ad avere subito salva la propria casa, per dare priorità alle fabbriche, alle infrastrutture, ai municipi dal cui ripristino dipendeva la ripresa dell’economia e di una vita ‘normale'”.

“E’ da quell’altissimo senso di responsabilità civile che si innescò il ‘modello Friuli’ che in tutta Italia ha fatto sì che questa immane tragedia sia ricordata come esempio virtuoso di riscatto e di capacità di gestione. Nella dignità delle nostre genti, nell’unità delle istituzioni trovò linfa lo spirito di solidarietà di migliaia di volontari e l’aiuto efficace della comunità nazionale e internazionale”.

“L’intera regione dimostrò la capacità di sovvertire il destino, sviluppando, da un evento tragico, le massime competenze per la gestione del territorio, delle emergenze, della ricostruzione. Fu allora – ha ricordato l’assessore – che nacque la Protezione civile, sorse una nuova sensibilità verso la prevenzione, fu concepito e realizzato un modello amministrativo funzionale a dare risposta concreta ai cittadini e agli amministratori”.

“Sono quei valori che rappresentano ancora oggi il Friuli Venezia Giulia e che fanno della nostra regione un laboratorio di esperienze positive”, ha concluso Santoro.

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