REGIONE: SERGO (M5S), NO ELETTRODOTTO UDINE-REDIPUGLIA

Cristian Sergo
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“Quando i cittadini erano impegnati a denunciare le possibili irregolarità presenti nell’iter procedurale dell’elettrodotto, la Regione preferiva non intervenire, sostenendo che tutto fosse regolare”

“Cara presidente Serracchiani, in merito all’elettrodotto Udine-Redipuglia, l’unica carta che manca è la lettera delle tue dimissioni”.

Cristian Sergo, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale, commenta così l’ennesima dichiarazione “fuori luogo” della presidente della Regione sulla mega opera aerea bocciata dal Consiglio di Stato.

“La presidente forse non ricorda che la carta che manca è l’autorizzazione alla costruzione dell’opera, non proprio un cavillo. Purtroppo la Serracchiani non fa altro che testimoniare l’avversione e il fastidio di un Partito, che si è autoproclamato democratico, nei confronti delle legittime sentenze della magistratura, uno dei poteri fondanti della nostra Repubblica e di uno Stato di diritto. È vergognoso che chi governa il Friuli Venezia Giulia – tra l’altro, una persona che di professione faceva l’avvocato – continui a scagliarsi contro i giudici senza mai entrare nel merito della questione, soprattutto perché, non partecipando al giudizio in questione, si era rimessa al volere dell’organo giudicante, ma ora ne contesta l’operato”.

“In questo tentativo di delegittimazione la presidente omette, inoltre, un particolare importantissimo: quando i cittadini erano impegnati a denunciare le possibili irregolarità presenti nell’iter procedurale dell’elettrodotto, la Regione preferiva non intervenire, sostenendo che tutto fosse regolare. Purtroppo per Terna e per la Giunta regionale, la sentenza del Consiglio di Stato ha ribadito che non proprio tutto fosse regolare”.

“Il MoVimento 5 Stelle – ricorda Sergo – ha sempre denunciato la mostruosità dell’elettrodotto aereo Udine-Redipuglia. Contrasteremo con tutte le nostre forze chi ancora in questi giorni sostiene che ormai l’opera vada completata, costi quel che costi. D’altronde – conclude Sergo – come ha chiaramente ribadito il Consiglio di Stato: il paesaggio non è in vendita, anzi, va tutelato senza se e senza ma”.

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