REGIONE: II COMMISSIONE, APPALTI E CANTIERISTICA NAVALE FINCANTIERI IN AUDIZIONE

Giuseppe Bono
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Appalti e cantieristica, ovvero indotto e Fincantieri: un sistema che non funziona e che abbiamo denunciato da anni. È quanto hanno affermato i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL in occasione dell’audizione in II Commissione consiliare presieduta da Alessio Gratton (SEL).

Da parte delle tre sigle sindacali sono emerse preoccupazioni che hanno origini vecchie e che sono state fatte arrivare sino ai tavoli della magistratura con esplicite denunce.

Tra le loro proposte, piuttosto che riscrivere un Protocollo di controllo e gestione degli appalti (oggi vige quello del 2007) che non serve a risolvere le carenze di Fincantieri, meglio un rapporto diretto con i lavoratori, raccogliere le loro lamentele e poi semmai rivolgersi alla magistratura; tenere alto il livello qualitativo dell’indotto garantito dalle ditte locali, formarlo ancora di più per salvaguardarne la professionalità già alta; inserire un sistema di timbratura di entrata e uscita per verificare quante ore veramente un lavoratore sta in quella fabbrica e che il dato sia confrontato con quanto viene pagato; non intervenire solo a livello regionale, scorporando Monfalcone dagli altri stabilimenti, anche se si tratta del più grande, perché il Gruppo è internazionale e si deve fare un discorso complessivo.

Quanto alla quotazione in borsa di Fincantieri, i sindacalisti si sono limitati a rilevare che non risulta essere stata un’operazione di successo.

A presentare Fincantieri, i suoi 21 stabilimenti in 4 continenti, di cui 8 in Italia e la “testa” a Trieste, con il settore crociere che copre il 50% del mercato globale, a cui si aggiungono i settori off shore e militare e ciò rende Fincantieri unica al mondo, il suo fatturato, i suoi clienti che solo per il 24% sono italiani ma ben il 56% della produzione avviene in Italia e con l’80% di ciò che c’è in una delle sue navi è Made in Italy, è stato l’amministrazione delegato Giuseppe Bono.

“Da uno studio – ha reso noto l’AD – è emerso che la cantieristica navale crea il maggior numero di ricaduta di crescita e indotto: il rapporto è di 1 a 5,5. Senza gli appalti, senza l’indotto, noi non potremmo fare le navi, ecco perché siamo molto attenti a questo aspetto. Senza appalti non potremmo trovare saldatori e quant’altro e dunque non potremmo andare avanti. Solo il 20% è con apprendistato, tutti gli altri sono a tempo indeterminato. Noi, quando parliamo di mobilità, parliamo di mobilità interna. Tra 10 anni ci perderemo moltissimi “maestri” che non sapremo come rimpiazzare anche perché abbiamo distrutto tulle le scuole professionali, dei mestieri. La preoccupazione per il futuro, se c’è, non è sulla mancanza di mercato, ma questa.”

“Un’altra carenza, che magari emergerà più tra 10 anni ma noi lo stiamo denunciando già ora – ha proseguito Bono – è che le navi da crociera sono sempre più grandi e tra un po’ i bacini non lo saranno abbastanza, perciò anche Monfalcone, che pure è il più grande, non sarà sufficiente. Inoltre, andrebbero modificate alcune regole se vogliamo che l’industria viva. Ad esempio, se noi verifichiamo che uno ruba, non lo possiamo licenziare perché per la privacy non possiamo essere noi a scoprirlo, ma la polizia. Cose così fanno morire l’impresa.”

“Quanto alla sicurezza, le regole che valgono per noi, valgono anche per gli altri, appalti e subappalti – ha garantito -. La quotazione in borsa è andata benissimo, con più di 55mila italiani che hanno sottoscritto le nostre azioni e con più di 350 milioni di euro portati a casa. Se qualcuno ha dei fatti da denunciare, vada alla Procura della Repubblica e faccia le sue denunce; noi le nostre le abbiamo fatte. E non siamo noi che dobbiamo arginare l’infiltrazione mafiosa. Noi non abbiamo delocalizzato, avremmo potuto farlo invece no, però siamo costretti a chiamare gli stranieri perché gli italiani non li troviamo.”

“In alcune occasioni ci hanno contestato anche l’applicazione del contratto: ma allora, i contratti valgono o no? Tra sindacati non sono sempre d’accordo su ciò che vogliono, e non è facile metterli tutti insieme e capire come accontentarli. Molti giovani sindacalisti non hanno mai visto un cantiere, parlano solo per interposta persona. Lo scorso anno abbiamo fatto 250.000 ore di formazione: vorremmo che tutti facessero la loro parte come la fa Fincantieri e smetterla con la cultura dell’antagonismo a tutti i costi. Noi – ha concluso Bono – abbiamo già messo le verifiche delle entrate e delle uscite; non solo, fosse per noi metteremmo microcip negli scarponi dei lavoratori per sapere dove sono esattamente, quando lavorano sulle navi, specie quando accadono inconvenienti: sarà una rivoluzione che ci contesteranno, ma ci dovremo arrivare.”

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