REGENI: ITALIA DELUSA DA INCHIESTA EGITTO RICHIAMA AMBASCIATORE

Regeni Egitto
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Renzi: “Italia si fermerà soltanto davanti alla verità”

Tra Italia ed Egitto monta la tensione diplomatica. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha richiamato oggi a Roma per consultazioni l’ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari, dando seguito a una preannunciata reazione in caso di mancata soddisfazione delle richieste di chiarezza italiane sulle circostanze che hanno portato alla violenta uccisione dello studioso Giulio Regeni.

“L’Italia si fermerà solo davanti alla verità”, ha ribadito il presidente del Consiglio Matteo Renzi dopo la decisione del richiamare il rappresentante diplomatico. Anche il capo della diplomazia italiana, Gentiloni, intervenendo su Twitter ha chiarito: “Vogliamo una sola cosa: la verità su Giulio Regeni”.

A portare alla decisione di richiamare l’ambasciatore, un atto forte in diplomazia, è stato quanto è emerso dall’incontro tra il team investigativo italiano e quello egiziano, secondo quanto ha scritto lo stesso Renzi. “Dopo esito incontri magistrati a Roma – ha scritto il premier sul social network – Italia ha deciso formalmente di richiamare per consultazioni Ambasciatore. Italia si fermerà solo davanti alla verità. #veritapergiulioregeni”.

Nonostante quanto veniva diffuso oggi da fonti egiziane, che sostenevano esservi una “collaborazione” tra gli investigatori arrivati dall’Egitto e quelli italiani, in realtà dalla Procura di Roma è arrivata una nota dalla quale emerge la delusione degli inquirenti italiani, guidati dal procuratore generale di Roma Giuseppe Pignatone, in particolare per non aver ancora ricevuto il materiale che era stato richiesto nella rogatoria internazionale.

In particolare, quella che non è stata soddisfatta è stata la richiesta di alcuni tabulati telefonici e il traffico di celle, che il team egiziano intende consegnare “alla fine dei loro accertamenti che sono ancora in corso”. La Procura di Roma – nella nota – ha dichiarato di aver insistito perché tale consegna “avvenga in tempi brevissimi sottolineando l’importanza di tale accertamento da compiersi con le attrezzature all’avanguardia disponibili in Italia”.

Sono, queste, informazioni che l’Italia ritiene necessarie per fare luce sulla morte di Regeni, il giovane studioso italiano rapito il 25 gennaio e poi trovato morto il 3 febbraio. Sul suo corpo sono state trovati segni di violenza compatibili con torture reiterate e praticate per diversi giorni.

La riunione, che si è tenuta presso la Scuola superiore di Polizia di Roma, è durata nove ore tra ieri e oggi ed era molto attesa dagli inquirenti italiani, ma anche dalla stessa famiglia Regeni la quale, nel rivendicare “verità per Giulio”, aveva chiesto che il governo italiano prendesse provvedimenti incisivi contro il Cairo nel caso in cui elementi di verità non fossero stati trasmessi all’Italia.

La tesi recentemente proposta dal Cairo, secondo la quale lo studioso impegnato in una ricerca sulle forze sindacali in Egitto sarebbe finito vittima di una banda di delinquenti comuni, non ha convinto. Gli inquirenti italiani hanno chiarito ai loro colleghi egiziani “il convincimento che non vi siano elementi del coinvolgimento diretto della banda criminale nelle torture e nella morte di Giulio Regeni”, quando i magistrati della procura generale egiziana hanno riferito delle circostanze nelle quali “sono stati recentemente rinvenuti i documenti di Giulio Regeni”. Il riferimento è a un raid della polizia egiziana, nel quale sono morte quattro persone il 24 marzo scorso. Allora le autorità del Cairo sostennero di aver lì rinvenuto i documenti del giovane italiano.

La versione della gang di criminali comuni che avrebbero rapito e torturato a morte Regeni non è credibile, d’altronde, anche per i genitori dello studioso dell’università di Cambridge, i quali hanno parlato in una conferenza stampa esplicitamente di un “tentativo di depistaggio”. Il presidente della Commissione parlamentare dei diritti umani Luigi Manconi, commentando oggi a inBlu Radio, aveva dal canto suo già puntato il dito contro “i due mesi e mezzo di menzogne egiziane” che potrebbero impedire di arrivare a una verità sulla vicenda.

(fonte askanews)

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