DANZA: DAL CUORE DEGLI STATES LA NATURALITA’ PERFETTA DEL TULSA BALLET

Tulsa Ballet Petite_Mort
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Sotto la guida del direttore artistico Marcello Angelini, il corpo di ballo americano si esibirà in “Master of dance”, un’antologia di capolavori firmata da tre coreografi fra i più stimati al mondo. A Trieste, Udine e Gorizia

Dagli Stati Uniti all’Italia finalmente il passo è breve per il Tulsa Ballet, fra le più prestigiose compagnie di danza contemporanee al suo debutto assoluto sui palcoscenici del nostro Paese con “Master of dance”, il 30 marzo al Politeama Rossetti di Trieste nell’ambito del festival “TSDanza2.0” promosso dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il 31 marzo al Teatro Nuovo Giovanni da Udine per l’appuntamento conclusivo della stagione di danza 2015/2016 e infine il 3 aprile al Teatro Verdi di Gorizia.

Fondata nel 1956 in Oklahoma e forte di danzatori provenienti da quattordici nazioni diverse, questa compagnia di talenti puri è guidata dall’italianissimo direttore artistico Marcello Angelini, che ne è anima e mentore dal 1995. Il risultato del suo intenso e appassionato lavoro è entrato nella storia della danza contemporanea: acclamato nei maggiori teatri del Paese, il Tulsa Ballet ha arricchito il panorama culturale americano distinguendosi per il suo repertorio internazionale nonché per la straordinaria preparazione artistica dei suoi componenti.

Ora finalmente il grande salto anche in Italia, dove la compagnia è attesa per le sue prime esibizioni assolute. Tre gli appuntamenti in Friuli Venezia Giulia e tre i lavori in programma, opera di altrettanti coreografi contemporanei fra i più celebri e stimati al mondo: Petite Mort di Jiří Kylián, Classical Symphony di Yuri Possokhov, e Rooster di Christopher Bruce: un autentico suggello alla strepitosa versatilità e alla naturalità perfetta dei movimenti e dei gesti del Tulsa Ballet, cifra distintiva soltanto delle compagnie di danza più mature ed eccellenti.

Momento di punta del programma sarà Petite Mort del ceco Jiří Kylián, esaltante e sensuale inno alla vita e insieme riflessione sul potere della morte dove tecnica, sforzo e storicizzazione scompaiono letteralmente per lasciare al pubblico la sensazione di una naturalità perfetta.

“Kylián è uno dei grandi maestri del ventesimo secolo – racconta Marcello  Angelini – e ha creato un nuovo vocabolario della danza portando il balletto classico dalla pura bellezza al senso estetico proprio del ventesimo e ventunesimo secolo. Ha ispirato generazioni di coreografi in tutto il mondo e il suo lavoro è stato presentato da tutte le più grandi compagnie”.

Fra i lavori più significativi dell’ultimo cinquantennio Classical Symphony dell’ucraino Yuri Possokhov, è stato acclamato dalla critica come un “folle, esilarante esempio di pura fisicità spinto all’estremo ed esaltato con grande classe” ed è stato definito dallo stesso Marcello Angelini “un lavoro neoclassico di inconsueta bellezza e di esplosiva energia”.

Infine Rooster, dell’inglese Christopher Bruce – il Nureyev del balletto contemporaneo secondo la definizione del “Daily Telegraph”– opera colorata, fantasiosa e rock che si sviluppa attorno a otto celebri canzoni dei Rolling Stones e offre una visione danzata, molto ironica e divertente dell’ “American way of life”.

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