CONSIGLIO REGIONALE: II E IV COMMISSIONE, AUDIZIONI SU NUOVO RIGASSIFICATORE A MONFALCONE (GO)

rigassificatore Monfalcone
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Il mercato del gas viene liberalizzato nel 2013 con il decreto Passera del Governo Monti – del resto lo impone l’Europa – e molti imprenditori del Friuli Venezia Giulia non se lo fanno dire due volte: a Monfalcone creano la cordata Smart Gas per costruire un terminale di stoccaggio, rigassificazione e distribuzione di gas naturale liquido (GNL) di piccola taglia (due serbatoi per un totale di 170.000 metri cubi di GNL) da realizzare nel porto di Monfalcone e nelle retrostanti aree industriali, in località Lisert, attraverso un nuovo canale di accesso (lungo 7 chilometri e profondo 13,5 metri) per metaniere lunghe 300 metri, una cassa di colmata per il deposito di fanghi e detriti del drenaggio, oltre ovviamente ai macchinari necessari per la trasformazione del gas liquido in gas. L’impianto dovrebbe sorgere nella zona libera della linea di costa prospiciente la foce del Timavo; sarà alimentato da navi gasiere con capacità di 125.000 mc di GNL che accederanno al molo tramite il nuovo canale, 22 all’anno in tutto. La trasformazione non avverrà tramite l’utilizzo di acqua marina, ma mediante acqua dolce in uscita dal vicino impianto delle cartiere Burgo, che utilizzano l’acqua del Timavo. Perciò non ci sarà clorazione dell’acqua del mare.

È quanto ha esposto Alessandro Vescovini, responsabile del progetto di Smart Gas in attesa della VIA (Valutazione di impatto ambientale) nazionale, ai consiglieri della II e della IV Commissione consiliare, presiedute rispettivamente da Alessio Gratton (Sel) e Vittorino Boem (Pd), che hanno organizzato una mattinata di audizioni d’ascolto delle opinioni di amministratori pubblici, aziende e associazioni coinvolte nella nascita dell’impianto. Presenti gli assessori regionali Sara Vito e Mariagrazia Santoro.

I fronti sono stati praticamente due: da una parte le ragioni pratiche ed economiche dell’imprenditoria locale, supportata anche dalle forze sindacali e amministrazioni come la Provincia e il Comune di Gorizia, dall’altra i forti timori verso una mancanza di adeguate garanzie di tutela nel tempo, di chi guarda alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, come WWF, Legambiente e i Comuni di Monfalcone e Duino Aurisina.

Abbiamo il più alto rapporto “consumo di gas a uso industriale/fatturato industriale” – ha spiegato Vescovini ai presenti – perché molte realtà manifatturiere utilizzano il gas nei loro processi industriali. In regione sono già stati respinti tre progetti di rigassificatori (on shore a Monfalcone e a Zaule, off shore a Fossalon), ma si trattava di impianti di grandi dimensioni e nessuno prevedeva una riduzione del costo del gas – come avverrà con il nostro – se non del 10%, quantomeno dell’8% per le imprese di trasformazione regionali. E non si dimentichi che parliamo della salvaguardia di 15.000 posti di lavoro, tra dipendenti diretti e indiretti. Il progetto sarà fatto con fondi privati, non necessita di sovvenzioni pubbliche. Vogliamo poter gestire il gas solo per le nostre industrie locali.

A seguire, come detto, le amministrazioni locali presenti si sono divise nelle opinioni. Un sì convinto “a tutti i progetti che portano sostegno economico alle nostre imprese e ai nostri cittadini” è arrivato da Comune e Provincia di Gorizia, così come ha detto sì la Compagnia portuale di Monfalcone, mentre la Capitaneria di porto di Monfalcone ha esposto preoccupazioni per la sicurezza della navigazione, delle operazioni portuali e delle manovre da e per il terminale marino di rigassificazione.

Per il no deciso legato al futuro dell’ambiente come di altri progetti che si stanno portando avanti nella zona dove dovrebbe sorgere il rigassificatore, come la rinascita dell’area termale, il Comune di Monfalcone con quello di Duino Aurisina. No anche dalla Provincia di Trieste, che non ravvede la necessità di un nuovo rigassificatore nelle acque costiere dell’Alto Adriatico, né ritiene porterà una effettiva diminuzione del costo del gas, conseguenza legata ad altri fattori.

Con le adeguate garanzie, i sindacati si sono detti in generale favorevoli al progetto perché legato alla salvaguardia dei posti di lavoro, ma non va dimenticato – hanno detto – di cercare soluzioni al problema infrastrutturale, di sviluppo, del sistema energetico regionale.

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