CONSIGLIO REGIONALE: DDL ATTIVITA’ CULTURALI, RELAZIONI MAGGIORANZA

Consiglio regionale
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All’attenzione del Consiglio regionale, presieduto da Franco Iacop, il disegno di legge 56, contente norme in materia di attività culturali e che l’Aula è chiamata a licenziare  domani.

“Un ddl – ha ricordato Vincenzo Martines (Pd), relatore di maggioranza e presidente della V Commissione dove il provvedimento è stato esaminato – che punta a disciplinare questo settore attraverso sia delle norme che una rinnovata organizzazione politico-amministrativa e un nuovo e semplificato sistema di erogazione del finanziamento pubblico delle attività culturali”
Quattro i Titoli in cui il provvedimento è strutturato. Il primo riguarda le disposizioni generali (finalità, oggetto e principi).

Il secondo concerne programmazione, strumenti e organismi di governo della cultura, e contiene, inoltre, ai fini della configurazione di una nuova gestione-amministrazione delle attività culturali, la previsione di un Documento triennale di politica culturale regionale (art. 4), quale momento di analisi e di programmazione delle attività culturali regionali, nonché l’Osservatorio regionale della cultura (art. 5) quale organismo di raccolta e monitoraggio delle informazioni statistiche relative alla domanda e all’offerta di attività culturali e di spettacolo in Friuli Venezia Giulia.

Il terzo tratta le attività culturali in specifici Capi – spettacolo dal vivo; attività cinematografica e audiovisiva; arti figurative, visive della fotografia e della multimedialità; divulgazione della cultura umanistica, storica, giuridica, economica, delle scienze sociali e politiche e della cultura scientifica; mantenimento della memoria storica; teatro amatoriale, folclore, cori e bande; partenariato; residenze multidisciplinari; distretti culturali.

Il quarto contiene le disposizioni finali, transitorie, abrogative e finanziarie.
Abbinato, nell’esame in Commissione, alla proposta di legge 8 su Nuove norme in materia di beni e attività culturali nella Regione Friuli Venezia Giulia, primo firmatario il consigliere De Anna, ha visto affidare a un gruppo di lavoro composto, con Martines e De Anna, anche dai consiglieri Lauri e Paviotti e dall’assessore Torrenti, il compito di elaborare una serie di emendamenti per l’Aula.

“Il tema cultura, vissuto in passato come campo di battaglia  degli appetiti di chi, nessuno escluso, rappresentava il territorio, viene ridiscusso a partire da nuove e condivise considerazioni – ha affermato Martines citando l’esperienza dell’oggi consigliere De Anna, assessore nella scorsa  legislatura, e il suo percorso di ascolto del settore, con  anche la richiesta del ‘Movimento dell’1%’ di alcune certezze in fatto di partecipazione alla definizione dei processi per le strategie pluriennali, di certezze progettuali minimo triennali e di sostegno finanziario”.   Un richiamo – di Martines – per dire da dove si è ripartiti per la riforma.

“Con la cultura non si mangia, ma il settore una volta riorganizzato, messo in ordine, semplificato e finanziato con tempi adeguati deve, ricevendo, restituire – ha sottolienato  Martines – quello che ha già fatto ma anche di più, inventando strade alternative, vie di uscita nuove dalla crisi, che identifichino il Friuli Venezia Giulia come una regione speciale di confine che sa sconfianre dall’ordinario. Siamo partiti da una proposta di Giunta un po’ troppo spostata sull’aspetto della pratica amministrativa e concentrata  sulla gestione degli uffici a un testo emendato tutti insieme – a meno delle giuste eccezioni, e a parte il M5S che farà le sue considerazioni, ha precisato il relatore – nella direzione  di una riorganizzazione che essendo supportato dal pubblico  restituisca al territorio la propria qualità in una triangolazione positiva tra operatori, esecutivo, assemblea dei rappresentanti del territorio”.

Il secondo relatore di maggioranza, Elio De Anna (FI), ricordando che le premesse del testo di legge in esame sono state poste nel 2011 negli Stati Generali della cultura, ha sottolineato che la cultura è la sintesi della condizione umana, di quella che è e di quella che vorremmo. Se la cultura è la “spina dorsale” della Regione, un’opportunità di investimento e non centro di spesa, cartina di tornasole per una valutazione dello stato di salute del benessere della comunità regionale, allora esso ha valenza politico-programmatica.

Disciplinarla e amministrarla con un nuovo corpo normativo, anche se parziale (LR 68/1981 attuale riferimento) presuppone una nuova e straordinaria responsabilità programmatoria; una rimodellata organizzazione politico-amministrativa regionale capace di erogare il finanziamento pubblico diversamente dal passato; innovazione non solo in termini di strumenti, ma anche sotto l’aspetto dei presupposti giuridici e delle relazioni che intercorrono tra la Regione e gli organismi culturali; semplificazione legislativa, con l’abrogazione di numerose norme sedimentatesi nel tempo; consultazione permanente tra pubblico e privato; selettività della spesa pubblica.

Questo – ha aggiunto De Anna – non è un Testo unico su tutto il fronte culturale, nel senso che alcune materie del patrimonio culturale (biblioteche e musei in primis, e pure valorizzazione dei beni mobili, archeologia industriale, architettura fortificata, beni archeologici ed altri beni immobili) restano disciplinate dalle rispettive normative vigenti di settore. Circa l’istituzione dei Centri pubblici socio-culturali denominati “Spazio cultura” e declinati come servizi d’interesse economico generale (SIEG) prevista nella pdl 8, per De Anna – poichè è in fase di presentazione un ddl organico da parte dell’assessore alle Autonomie locali sul riordino dell’architettura istituzionale della Regione, con assegnazione delle funzioni o nuove funzioni della cultura a Regione e Comuni in forma singola o associata – la proposta SIEG potrebbe essere trasformata in OdG che impegni la Giunta a riconsiderare l’argomento dopo l’approvazione del ddl in esame.

Infine l’intervento di Giulio Lauri (SEL), terzo relatore di maggioranza.
Per Lauri il peso della la cultura nella vita di una comunità non è solo un indice della sua civiltà, ma un fattore di crescita dal punto di vista intellettuale e dal punto di vista economico e al proposito il relatore cita molti dati per dire  che la cultura e la costruzione dell’immaginario non costituiscano affatto un centro di un costo, ma al contrario siano un fattore produttivo dell’economia immateriale e dell’occupazione.

Un esempio per tutti l’esperienza di FVG Film Commission e, più in generale, l’intero ambito delle attività e delle manifestazioni cinematografiche nella regione. Parallelamente – ha fatto notare Lauri – non è diminuito quel pullulare di piccole e grandi iniziative e attività culturali su tutto il territorio regionale che scandiscono il tempo libero dei cittadini del Friuli Venezia Giulia e che, pur non avendo come orizzonte percorsi di professionalizzazione e venendo svolte in forma volontaria o semivolontaria, alimentano l’humus culturale e la ricchezza sociale della comunità regionale.

Entrambi gli aspetti ricordati spiegano alcuni dei principi e degli obiettivi che hanno ispirato dopo trentaquattro anni la stesura di questo testo, con lo scopo di circoscrivere gli enti le attività e le manifestazioni di effettivo interesse regionale già avviate verso percorsi di progressiva professionalizzazione e in grado di trasformarsi in vere e proprie imprese culturali. Delineando il confronto tra il nuovo e il precedente sistema degli enti locali, Lauri indica la partecipazione, programmazione, innovazione, semplificazione legislativa e la selettività della spesa pubblica, come punti qualificanti ed essenziali della riforma.

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