AMBIENTE: “GIÙ LE MANI DALL’ISONZO, NO ALLA FALSA RIQUALIFICAZIONE FLUVIALE”

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Allarme dalle associazioni ambientaliste per il regolamento regionale che incentiva l’estrazione delle ghiaie dai fiumi

Il gruppo Salviamo l’Isonzo, formato dalle associazioni ambientaliste Legambiente, di Gorizia e di Monfalcone, Associazione ambientalista Eugenio Rosmann, Ambiente 2000 e Fiume Isonzo, lancia l’allarme per il rischio di un prelievo massiccio di ghiaia.

L’assessore regionale all’ambiente Sara Vito ha annunciato sulla sua pagina web l’approvazione, da parte della giunta regionale, di un regolamento per incentivare l’estrazione di ghiaia dai fiumi, tramite la diminuzione del 30% del canone per le aziende estrattrici.

Contemporaneamente – riferiscono gli ambientalisti in una nota – è allo studio negli uffici della regione un progetto di privati di “riqualificazione fluviale” di un tratto del fiume Isonzo in località Turriaco – Parco dell’Isonzo, con il quale si prevedono di asportare circa 136 mila metri cubi di ghiaia. La L.R. 11/15, che si rifà alla Delibera di giunta 676/13, identifica i corsi d’acqua regionali in cui si può prelevare ghiaia, indicandone anche i limiti. Tale norma vieta espressamente il prelievo di un quantitativo così elevato in questo tratto di fiume (max 10 mila m3) permettendo d’altra parte di effettuare una riqualificazione fluviale. Questo è appunto il termine usato anche nel progetto privato in questione, che spaccia il prelievo massiccio di ghiaia per ‘riqualificazione fluviale’. Quindi, mentre da un lato la norma vieta di prelevare un quantitativo così ingente di ghiaia, dall’altro lo permette nel momento in cui il termine “prelievo” viene sostituito con “riqualificazione fluviale”.

È una normativa “sbagliata” a cui si oppongono le associazioni ambientaliste, che chiedono di modificare questo punto della norma e di inserire un limite massimo non solo ai prelievi, ma anche alle presunte ‘riqualificazioni fluviali’.

Il gruppo Salviamo l’Isonzo chiede inoltre che sia la Regione a definire in quali punti dell’alveo le ghiaie vadano rimosse e in quali riposizionate, al solo scopo della riqualificazione fluviale.

Il progetto presentato invece contraddice lo “studio per la definizione di un piano di manutenzione del fiume Isonzo” promosso dalla Consulta d’Ambito Ottimale Orientale Goriziano, nel quale si consiglia di redistribuire la ghiaia lungo il corso del fiume, non di asportarla. Tale studio era stato a suo tempo sostenuto dall’assessore regionale all’ambiente Sara Vito, a cui chiediamo ora il motivo di questo ripensamento.

Nel corso del 2015 le tre associazioni si sono fatte promotrici della petizione  “SALVIAMO L’ISONZO” (è possibile ancora firmarla scrivendo a ambientalistimonfacone@gmail.com), sottoscritta da un migliaio di persone, e che a breve verrà consegna alle competenti autorità italiane e slovene, a conferma di come le popolazioni che vivono nei territori bagnati dall’Isonzo siano estremamente preoccupate riguardo all’integrità e alla salute del fiume al quale si sentono particolarmente legate, e pongono la massima attenzione agli interventi invasive snaturanti.

 

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