40° TERREMOTO: OGS, NUOVE STRATEGIE MONITORAGGIO SISMICO

Ogs inaugurazione Serracchiani Pedicchio
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Mucciarelli: “L’installazione di strumenti sugli edifici strategici consentirà un monitoraggio diffuso per avere informazioni tempestive sulla situazione in seguito a uno sciame sismico”

Nuove strategie di monitoraggio sismico in Friuli Venezia Giulia. Sono state presentate oggi a Udine in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del Centro di Ricerche Sismologiche (CRS) dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS).

“Stiamo lavorando a un sistema più articolato che consenta di documentare l’attività sismica del territorio e dare tempestivamente l’allarme” ha spiegato Marco Mucciarelli, direttore del CRS.

“La rete sismometrica sarà affiancata infatti da strumenti e metodologie che permetteranno non solo di localizzare l’epicentro, ma di ricevere informazioni in tempo reale sull’impatto di un eventuale sisma su edifici di interesse strategico per la Protezione Civile, grazie a tecnologie digitali a costi ridotti, e di allertare, se necessario, le autorità competenti, grazie a un sistema di early warning che sfrutta la maggiore velocità delle onde radio rispetto alle onde sismiche e consente quindi di dare un preallarme di qualche decina di secondi rispetto all’arrivo delle onde sismiche, le più distruttive. Inoltre, grazie al coinvolgimento dei volontari della Protezione Civile regionale, potremo realizzare delle mappe del risentimento sismico locale, utili per una preliminare e immediata individuazione delle aree nelle quali indirizzare tempestivamente verifiche e soccorsi”.

I volontari della Protezione Civile, distribuiti in modo omogeneo in regione e adeguatamente addestrati, aderiscono infatti a un progetto di citizen seismology dell’OGS, finalizzato a raccogliere dati sui terremoti utilizzando le persone come una sorta di “sensori umani”: in caso di terremoto compilano infatti una scheda, utile per valutarne gli effetti sul territorio, che via web arriva alla sala operativa.

“L’installazione di strumenti sugli edifici strategici – ha precisato inoltre Mucciarelli – consentirà un monitoraggio diffuso per avere informazioni tempestive sulla situazione in seguito a uno sciame sismico. Grazie al progetto CLARA Smart cities abbiamo già installato strumenti simili a Ferrara e Matera e presto anche a Enna. Qui, grazie al finanziamento regionale, nel 2016 installeremo 100 stazioni”.

“L’acquisizione delle conoscenze – ha sottolineato Maria Cristina Pedicchio, presidente dell’OGS – è inutile se non si provvede anche alla loro diffusione. Questo è particolarmente vero per il rischio sismico. A volte, infatti, la somma dei comportamenti individuali sbagliati può trasformare un evento naturale e imprevedibile in una catastrofe. Ecco perché i sismologi del CRS sono costantemente impegnati anche in attività di educazione e sensibilizzazione con e nelle scuole del territorio: per condividere le buone pratiche di sicurezza, che possono ridurre i rischi e minimizzare le eventuali conseguenze di un terremoto”.

OGS scuole terremoto“Promuoviamo cioè la diffusione di una cultura della prevenzione” ha ribadito, ricordando che “in occasione dell’anniversario del terremoto del 1976, OGS ha proposto alle scuole laboratori didattici e un ciclo di visite al Centro di Ricerche Sismologiche. E così complessivamente 600 studenti, da febbraio a maggio, hanno modo di confrontarsi con i nostri sismologi”.

L’importanza degli incontri con le scuole è stata sottolineata dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, intervenuta all’inaugurazione della nuova sede del Centro di Ricerche Sismologiche.

“Per quanto un terremoto non sia prevedibile, è tuttavia possibile fare prevenzione costruendo edifici antisismici, dando informazioni alla popolazione nel momento della calamità e sui comportamenti da adottare” ha affermato.

“Questa è una delle attività – ha ribadito – svolte dall’Istituto che qualificano questo nostro territorio che è stato un modello di ricostruzione ma vogliamo che sia anche un modello per comprendere il più possibile il fenomeno sismico”.

Pedicchio ha sottolineato, inoltre, che “il terremoto non ha confini e non ha nazionalità, per questo la collaborazione a livello internazionale per noi ha un enorme valore. Stiamo infatti collaborando con Austria, Slovenia e Croazia in tal senso, per consolidare le reti di monitoraggio già esistenti”.

Il Centro di Ricerche Sismologiche

Lo staff del Centro di Ricerche Sismologiche svolge attività di ricerca sui terremoti e garantisce supporto e reperibilità in caso di emergenze. Uno dei principali compiti, infatti, è la sorveglianza sismica, effettuata per scopi di protezione civile.

Il Centro di Ricerche Sismologiche (CRS) è una delle quattro sezioni dell’OGS. È stato istituito formalmente nel 1989 per svolgere ricerche sulla sismicità e sulla sismogenesi dell’Italia nord-orientale e sviluppare e gestire la connessa rete di rilevamento sismico anche per fini di protezione civile. Da allora, ha il suo quartier generale a Udine (in Via Treviso 55), dove oggi sono stati inaugurati nuovi uffici, laboratori, sala sismica.

“La stessa legge per la ricostruzione del Friuli (L. 828/82) prevedeva l’istituzione di un centro per lo studio dei terremoti” ha spiegato Maria Cristina Pedicchio, e ha precisato che “l’OGS fin dal 1977 gestisce la rete sismometrica del Friuli Venezia Giulia, il cui funzionamento, con 7 stazioni nell’area più colpita nel 1976, ha preso avvio ufficialmente un anno dopo il terremoto del Friuli”.

La rete sismometrica è un sistema in grado di rilevare costantemente scosse sismiche, anche estremamente piccole, per darne eventualmente l’allarme in accordo con la Protezione Civile regionale.

“Nel corso degli anni – ha sottolineato Marco Mucciarelli, direttore del CRS – la rete sismometrica, composta da strumenti ad alta tecnologia, si è estesa, anche al Veneto e alla Provincia di Trento e oggi è collegata alle reti nazionali italiana, austriaca, slovena e svizzera, offrendo di fatto un monitoraggio transfrontaliero. Dal 2002, è affiancata da una rete geodetica di stazioni GPS, che permette di osservare le deformazioni lente della crosta terrestre, evidenziando il meccanismo che origina i fenomeni sismici e ha portato in milioni di anni alla formazione delle Alpi”.

“Inoltre – ha specificato Mucciarelli – gestiamo la rete italo-argentina di stazioni sismometriche in Antartide e la stazione in Nepal, installata ai piedi del monte Everest, a 5050 metri di quota, una delle più alte del mondo, per studiare una zona di grande interesse sismologico”.


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